Salviamo Il Cinema! (Non Solo l’Eden)

Come avrete ormai avuto modo di apprendere dalle principali testate locali nel corso della scorsa settimana, lo storico Cinema Eden, da anni punto di riferimento e faro di speranza della scena culturale e cinematografica aretina, è sventuratamente a nuovo rischio chiusura, a causa dell’aumento delle spese di gestione e manutenzione, correlate a una sempre maggiore diminuzione dell’affluenza in sala. Officine della Cultura, Cooperativa che ormai da tempo gestisce l’Eden, ha lanciato una campagna di crowdfunding (“Non Ci Resta che Piangere”, attiva dal 20 Ottobre su www.produzionidalbasso.com, che, nel momento in cui scriviamo, ha già raccolto più di €9.000,00), per tentare di salvare il Cinema. Questo è l’approfondimento che vi proponiamo sulla realtà del Cinema Eden – a nostro parere meritevole di essere preservato e valorizzato in ogni modo – con gli interventi di Massimo Ferri (Presidente di Officine della Cultura), Luca “Roccia” Baldini (Consigliere di Amministrazione OdC), Michele Squillace (Socio OdC e ormai storico dipendente del Cinema Eden) e Stefania Sandroni (Consigliera di Amministrazione OdC).

Qualche giorno fa avete invitato gli aretini a una proiezione gratuita di un film a sorpresa. A luci spente, però, sullo schermo è apparsa una scritta eloquente: “L’Eden sta chiudendo. E ora? Non ci resta che piangere”. Cosa è successo?
Massimo Ferri: Facendo delle verifiche sull’andamento economico del Cinema Eden, abbiamo evidenziato quello che in realtà già c’era nell’aria, cioè una diminuzione del flusso degli spettatori, affiancata ad un inversamente proporzionale aumento dei costi. La sostanza è di fatto questa: i costi di gestione del Cinema Eden, in particolare quelli delle utenze, rispetto al 2019 – l’ultimo anno di cui si hanno dei dati attendibili – è aumentato del 70% circa, mentre i ricavi sono diminuiti del 60%. Nei primi sei mesi del 2022 l’incasso è stato meno della metà rispetto al 2019. Esclusi i contributi ministeriali per il d’essai e i crediti d’imposta vari, che comunque non sono sufficienti per compensare questa situazione economica, l’Eden si basa principalmente sulle risorse derivanti dall’incasso dei biglietti. In prospettiva, in base alla valutazione da noi effettuata, con questo andamento arriveremmo a fine 2022 con una perdita di circa €40.000; Officine della Cultura ovviamente non ha le risorse per coprire questa perdita. Di fronte all’ipotesi di chiudere il Cinema, abbiamo deciso di correre ai ripari per sanare la situazione: compiere un ulteriore sforzo, rischiare ulteriori mesi di gestione e fare però anche un appello, non solo alla città, per salvare l’Eden. Nel farlo, lo abbiamo voluto comunicare innanzitutto ai nostri spettatori più fedeli.

Infatti, prima che lo facessero le istituzioni o la stampa, siete stati proprio voi ad avvisare il vostro pubblico habitué, da cui avete deciso di partire. Qual è stata la risposta?
Stefania Sandroni: Abbiamo detto: film a sorpresa, ospite a sorpresa, “venite, vi aspettiamo”… Abbiamo giocato su questo, pensando che solo chi si fidava della programmazione dell’Eden, ovvero il pubblico più affezionato, sarebbe venuto. Volevamo condividere quello che stava succedendo con quel pubblico, che è un po’ la nostra famiglia. Non c’è stato un film, ma un piccolo video di trenta secondi, in cui informavamo che l’Eden stava chiudendo; poi abbiamo lanciato alcune idee sul da farsi. E la risposta di chi c’era è stata emozionante: si è sentito un “nooo!” in sala che, devo ammettere, è stato un cazzotto nello stomaco. Ma è stato anche bello quando dopo, all’uscita, il pubblico si è fermato a parlare con noi: non solo per significarci il dispiacere per la possibile chiusura, ma anche per farci i complimenti per come l’avevamo comunicata. È stato importante sentirsi dire che loro avevano capito.
Luca Baldini: La risposta è stata quella che speravamo di ricevere. Ci abbiamo creduto molto, perché siamo sicuri che il pubblico sia consapevole di ciò che sta succedendo, e soprattutto perché ormai pensiamo che il nostro pubblico sia una famiglia, che cresce insieme alle nostre proposte culturali. Già il fatto che le persone abbiano avuto fiducia in noi, riempiendo la sala senza neanche sapere cosa le avrebbe aspettate, è stato un segno importante. Abbiamo sicuramente cercato di presentare il problema in una maniera emotivamente importante, per far sapere al pubblico che da un momento all’altro avrebbe potuto trovare un cancello chiuso davanti al posto in cui si fosse recato per vedere qualcosa di proprio interesse. In un luogo in centro storico, raggiungibile facilmente, in cui si respira l’aria dei vecchi cinema con una programmazione di qualità. Siamo consapevoli di aver comunicato questa problematica con delle modalità abbastanza impattanti, ma è stato voluto, quasi come fosse una sorta di performance, proprio per far ricordare al pubblico stesso il problema principale. Avremmo anche potuto far vedere un film, ma così facendo, le persone avrebbero percepito meno la mancanza di un cinema.
Stefania Sandroni: Abbiamo voluto in qualche modo far provare al pubblico cosa potrebbe succedere se l’Eden non esistesse più: non ci sarebbe un film, ma soprattutto non ci sarebbe la possibilità di avere, magari, un ospite in sala, la partecipazione di associazioni della città… quelle cose “da Cinema Eden”, al di là della proiezione. Chiaro che in larga parte la nostra attività è quella cinematografica – un film, un orario – pur se con una programmazione diversa, da cinema d’essai. Mentre fare cultura è anche creare degli eventi o delle presentazioni più particolari, riflessioni, incontri con gli autori.

Secondo voi, come mai una volta terminata l’emergenza le persone non sono più tornate a frequentare i cinema come prima?
Michele Squillace: La lista delle motivazioni è molto lunga e parte probabilmente dal 2008. Per quanto riguarda nello specifico questi ultimi anni e quelli della pandemia, possibilmente bisognerebbe entrare nella testa della gente e capirne il perché. C’è una minima parte che ancora non si sente tranquilla a frequentare un cinema, un’altra parte ha il dente avvelenato per i provvedimenti e le regole anti-contagio, e poi ci sono quelle ragioni che non dipendono da una piccola sala come il Cinema Eden: se i film sono pochi e quelli che ci sono risultano scadenti… Insomma, si potrebbe stilare una lista infinita di motivi per cui il pubblico è calato dal 2008 in poi; da lì si è verificata un’emorragia continua nelle sale, a cui si è aggiunta l’esplosione delle piattaforme streaming – che in realtà era anche prevista, perché il settore cinema vive ancora negli anni ’70 a livello di organizzazione. Nei due anni di Covid, poi, lo streaming ha avuto un’accelerata incredibile; questo processo era già presente, è stato solo affrettato dalla pandemia. Le piattaforme hanno avuto sicuramente il merito di distruggere la pirateria, ma d’altro canto hanno appiattito l’offerta. Al di fuori del digitale, si tratta di una sfida diversa, perché adesso devi proporre qualcosa che porti le persone al cinema. Siamo in una situazione critica, e oltre questo quadro generale il Cinema Eden ha anche altre problematiche. Ciononostante, in queste prime settimane abbiamo visto tante facce nuove nelle nostre sale. Si è rivisto tanto pubblico, magari il fatto è dovuto, in parte, ai film che c’erano in programma, ma un po’ anche alla notizia di appena due giorni prima. Abbiamo già notato una prima risposta positiva da parte del pubblico, oltre ai messaggi, sia di incoraggiamento che di proposte di aiuti concreti.
Stefania Sandroni: Che ci sia una crisi del settore lo si sa, non siamo solo noi a dirlo e la flessione che abbiamo notato è infatti in linea con le statistiche. Non è semplice dire se vada creato un rapporto diverso con il pubblico, un coinvolgimento diverso. Officine della Cultura si occupa anche di teatro, dove la situazione è già differente. Secondo me è chiaro che, visto il cambiamento nel modo di fruire il cinema, si è persa un’abitudine. E purtroppo è passata anche l’idea che ci siano le cose essenziali e non essenziali: e noi non siamo essenziali. Ma quando si va al cinema, al di là dello schermo grande o delle poltroncine comode, lo si fa con qualcuno. E questo secondo me è insostituibile. Il cinema è questo. Vedere un film con qualcuno, e non solo con chi ti accompagna; al cinema, anche se sei solo, non sei solo, perché senti l’esclamazione di un’altra persona accanto, il salto, il sussulto, il commento… Questo a casa come lo risolvi? Il cinema, insomma, è una riunione collettiva: è un tuo momento con gli altri, anche se non li conosci.

Quanto ancora può resistere l’Eden in questo contesto di difficoltà?
Massimo Ferri: Noi ci siamo dati due step. Il primo, a cui tendiamo, è quello della fine del 2023, in caso di risultato auspicabilmente positivo della campagna. Al contrario, con un risultato negativo, stimiamo di arrivare a Marzo 2023, circa. Prospettive più lunghe presuppongono che anche noi proviamo a ripensare le modalità. Certo, si tratta di un cinema: proiettiamo film.
Michele Squillace: Speriamo in una buona riposta del pubblico anche per stimolare i proprietari dell’immobile; per interventi strutturali, ad esempio. Dovremmo comunque avere delle garanzie per poter ammortizzare queste spese, oppure qualche aiuto maggiore da parte degli sponsor. In sostanza, non possiamo permetterci di investire somme cospicue per poi vederci chiusi tra un anno in un locale che non è il nostro. Speriamo anche che qualche privato possa magari interessarsi alla questione e dunque aiutarci.

In questa situazione, avete riscontrato l’appoggio delle istituzioni?
Luca Baldini: Noi non abbiamo chiesto assolutamente niente alle istituzioni. Ad oggi, siamo stati soltanto contattati da un Consigliere comunale, il quale ci ha promesso che farà presente la situazione in Consiglio Comunale.
Massimo Ferri: Anche perché siamo stati noi i primi a decidere di non partire da lì, dalle istituzioni. Qualora ci aiuteranno, ben venga, ovvio. Circa otto anni fa, quando abbiamo avuto un’altra crisi che riguardava gli investimenti di adeguamento tecnologico del digitale, ci fu molto movimento, con qualche intervento non economico da parte degli organi politici. Quello che però alla fine risultò determinante fu il fatto di garantire al proprietario la gestione per un certo numero di anni della sala, tramite un bando, in modo che lui potesse recuperare tutta la quota investita nelle nuove macchine digitali.
Luca Baldini: Siamo una cooperativa privata, che secondo me sta offrendo un servizio pubblico. Questo è potenzialmente l’unico stimolo per far intervenire le istituzioni in qualche modo. Ci sentiamo di aggiungere che, per quanto riguarda il crowdfunding, si tratta di una campagna rivolta ai privati, al pubblico; però ovviamente se ci sono aziende che vogliono aiutarci in qualsiasi modo, sia che si tratti di una sponsorizzazione minima che ingente, questo aiuto lo indirizziamo in una via dedicata e specifica, differente dal crowdfunding: quella degli sgravi fiscali fino all’85%, in quanto riconosciuti dal Ministero e dalla Regione nell’ambito dell’Art Bonus ministeriale.

 

Anche noi di WEARE incrociamo le dita e, oltre a portare questo messaggio al pubblico, parteciperemo sicuramente alla campagna di crowdfunding per fare in modo che l’unico cinema d’essai della città resti aperto. Per sostenere il progetto di raccolta fondi basta andare sul sito www.produzionidalbasso.com e cercare la campagna dal nome “Non Ci Resta che Piangere”; qui trovate il link diretto.

di GEMMA BUI, CARLO MARTINO e VIVIANA RIZZETTO

Officine della Cultura
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Cinema Eden
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Ig: cinemaedenarezzo

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