L'intagliatore di sogni
WEARESARACINO

Giugno, per un aretino, significa una sola cosa: dopo mesi di attesa, si torna finalmente a correre la Giostra del Saracino.

Non c’è dubbio che siano i Quartieri e la loro passione a ridar vita anno dopo anno a quest’inimitabile rievocazione storico-cavalleresca; è giusto però focalizzarsi anche su un altro personaggio, che della Giostra è simbolo silenzioso ma imprescindibile.
Eccoci così a varcare la soglia della storica bottega del Maestro Francesco Conti, peso massimo della scultura lignea ma soprattutto papà orgoglioso delle lance d’oro: pezzi unici riservati solo a chi esce vittorioso da Piazza Grande e dedicati di volta in volta a personaggi o eventi di rilievo della storia aretina.

In via Mazzini, nel cuore pulsante del centro storico, attraverso una porta semi-nascosta si accede ad un’immutata bottega rinascimentale, in cui si viene accolti da un meraviglioso caos che profuma d’arte. «Ho quasi più visitatori dei musei cittadini», dice Conti con entusiasmo e senza traccia di immodestia, «molti turisti si affacciano intravedendo i miei lavori; io li accolgo volentieri, felice di illustrare le bellezze aretine e le mie espressioni artistiche che in questo contesto prendono vita».

Come si arriva ad essere la mano che sta dietro all’oggetto più ambito a livello cittadino? «Dopo 11 anni di bottega a Firenze, fondamentali per il mio percorso artistico grazie ad esperienze come il restauro di componenti dell’Abbazia di Montecassino, sono tornato nella natia terra aretina mettendomi in proprio; nel 1979 mi venne poi chiesto di realizzare la mia prima lancia d’oro. Al tempo, il simbolo della vittoria era ancora un’anonima lancia di legno più o meno sempre uguale a se stessa. Decisi, dunque, di introdurre dapprima la rivestitura in oro zecchino; poi, dall’anno successivo, di dedicare ogni lancia ad un diverso tema, curando l’intero processo dall’idea fino alla realizzazione. A partire dal 1998, si è deciso di istituire un concorso aperto per la realizzazione di bozzetti che, in base alle dediche, definiscono la composizione del corpo centrale del cosiddetto “brocco”, pur rimanendo la decorazione dell’asta una mia prerogativa.»

Cosa si prova a realizzare un oggetto che suscita sogni e speranze di un’intera città? «L’emozione è veramente speciale; dal momento in cui sono rese note le dediche, la mente inizia a viaggiare alla ricerca di rimandi da inserire nell’opera. Quando poi arrivano i bozzetti, è ancor più stimolante contaminare la propria visione con l’idea del vincitore del concorso, con cui si crea a 4 mani un vero unicum. La sfida, oltre a soddisfare esteticamente un’intera città, è far convivere gli input sempre più contemporanei che arrivano dagli artisti con una base classica, immancabile per ricondurre la lancia al suo contesto rievocativo medievale.»

Quando gli si chiede di una lancia a cui è rimasto particolarmente affezionato, il Maestro parte come un fiume in piena a snocciolare lance che ricorda con luce negli occhi. Si parte dalla lancia d’oro del 1987 dedicata al Maestro di Campo Luciano Centini, carica di significati vista la vicinanza tra la scomparsa di Centini e la realizzazione, fino ad arrivare alla celebre 100esima dell’anno 2000, in cui il Maestro è riuscito ad inserire riferimenti a tutte le precedenti vittorie, in un florilegio d’oro e colori che ha fatto innamorare Arezzo. Ciò che emerge, in sostanza, è che la più bella è sempre la prossima: nel caso specifico di questa edizione di Giugno 2018, dedicata al 50esimo anniversario della Fiera Antiquaria, il Maestro Conti è in piena fibrillazione realizzativa: l’unica anticipazione che si riesce a strappargli è la composizione dell’asta, che sarà costellata di splendide minuterie da lui raccolte nel tempo proprio tra i banchi della Fiera.

Questa commistione tra due colonne portanti della tradizione aretina non fa che alimentare l’attesa spasmodica di vedere il capolavoro che farà piangere di gioia o di disperazione, a seconda di quali colori si abbiano nel cuore; pochi giorni ancora, e come ogni anno un raggio d’arte tornerà ad illuminare le vie della città.

di ALESSIO FRANCI

ALESSIO FRANCI

Innamorato di ogni applicazione del linguaggio, dipendente dal bello e dal buono. Osservo, rifletto, pungo, vivo. Da 27 anni mi muovo per il mondo senza filtri e senza la pretesa di trainarlo, col solo obiettivo di interpretarlo ed apprezzarne le armonie e le sfumature.